La prima autopompa

Chi durante la propria infanzia non ha giocato con la macchinina rossa dei pompieri? Noi non ne siamo mai usciti, per qualcuno è già un lavoro per altri continua ad essere una passione, ci siamo impegnati come gruppo storico a salvare e restaurare ogni oggetto caratteristico dei Vigili del Fuoco, ivi compresi i mezzi d’epoca.

Nel secondo dopoguerra, diversi fattori tra i quali il boom economico e le gravi calamità naturali hanno spinto i vertici del Corpo ad ammodernare il parco automezzi; dopo diverse ottime autopompe su carrozzeria Fiat 640/642 e OM Tigrotto/Leoncino, nei primi anni ’60 viene progettata e allestita una nuova autopompa su base meccanica OM 150. È l’inizio di una nuova era per i pompieri, il mezzo si rivela fin da subito un successo per la praticità e potenza, oltre ad essere un gioiello della tecnica, nella carrozzeria trovavano posto la maggior parte delle attrezzature per il soccorso d’urgeAPS-150-anza e l’estinzione degli incendi tra cui un serbatoio da 3000 litri. In passato non era possibile unire tutte queste caratteristiche su di un solo mezzo.
Il distaccamento di Crema era tra quelli equipaggiati con questa macchina, sia nella versione autopompa che in versione autobotte, e non mancano oggi pompieri in pensione che ne esaltano le doti di affidabilità.
Dall’introduzione della APS 150 sono passati dieci anni, la neonata IVECO, frutto della fusione di FIAT e OM mette a disposizione del Corpo un nuovo mezzo: si tratta della APS 160, evoluzione tecnica del precedente mezzo destinato a soppiantarlo nelle caserme e nei cuori dei pompieri.
La base è l’ottimo autocarro OM 160 UA, tra le novità del mezzo vi è la guida a sinistra oltre che alla motorizzazione più potente e affidabile. L’allestimento è della ditta bresciana BARIBBI,  noto marchio che collaborerà con la IVECO e i Vigili del Fuoco fino al fallimento avvenuto negli anni ’90.aps160nuova

I primi mezzi sono inviati ai Comandi delle grandi città, nella classica livrea completamente rosso fuoco, è il 1978 quando uno di questi targato VF 11636 arriva a Milano.
Nel corso dei suoi anni di servizio vede diversi distaccamenti passando a quello di Lodi fino ad arrivare al distaccamento di volontari di Casalpusterlengo.
Dopo 35 anni di onorato servizio, il mezzo viene messo in demolizione, una pratica che per gli addetti al settore indica semplicemente l’accantonamento in un piazzale e li dimenticato fino alla rottamazione.
In realtà la vera storia parte da qui, si perché una sera d’estate complice una birra in compagnia ed un caro amico in servizio al comando di Lodi, di fronte alla mia intenzione o meglio sogno di restaurare un mezzo d’epoca mi lancia la provocazione:< ma un bel 160 da mettere apposto non ti piacerebbe, al comando stiamo cercando di darne via uno…>.
Dopo la classica risposta del non prender in giro, il viso dell’amico si fa serio e conferma ciò che ha appena detto, seguono attimi di riflessione, si parla in effetti di prendere un bestione di 6 metri di lunghezza e tanti quintali e portarlo in un luogo dove operare il restauro.
Dopo un giro di telefonate abbiamo il posto al coperto, ora non resta che andare a vedere il mezzo e informarsi sul passaggio di proprietà dall’amministrazione al gruppo. Al Comando di Lodi troviamo immediatamente l’appoggio della locale sezione dell’Associazione Nazionale VVF, e grazie al loro contributo, che dal foglio matricolare possiamo fare la scoperta che in effetti il mezzo che stiamo acquisendo è parte dei primi lotti, la 1^ Serie di OM160 consegnati al Corpo.
Le APS 160 sono certamente significative per i pompieri, dopo il 150 sono state il cavallo di battaglia del Corpo, negli anni ’80 erano le prime macchine a vestire i nuovi colori caratterizzati dalla fascia bianca e scritte nere, sono state protagoniste anche del film comico “I Pompieri”, nell’immaginario collettivo l’idea di autopompa è legata alla sua silhouette, molti esemplari sono sopravvissuti e grazie ai restyling sono ancora presenti nei distaccamenti volontari. Insomma non sarà certo uno dei mezzi d’epoca più rari o affascinanti, ma rimane un pezzo di storia dei pompieri, noi umilmente lo abbiamo salvato e speriamo presto di pubblicare un’articolo sul suo restauro.

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