L’effige sui fianchi

Nel precedente articolo Il colore dei pompieri, abbiamo parlato dell’evoluzione delle livree degli automezzi in dotazione tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’50. Abbiamo anche accennato al tipo di stemma che veniva applicato sulle fiancate dei veicoli.
Approfondiremo l’argomento, per comprendere come sia cambiato nei giorni della guerra e nel dopoguerra, con il ritorno della livrea rossa.

La Circolare n.15 del 25 Giugno 1938, che già conosciamo per l’introduzione della livrea Grigio Topo, elenca anche le caratteristiche che devono avere gli stemmi da applicare sulle fiancate: “…occorrerà, altresì, procedere all’applicazione sugli automezzi in genere della seguente dicitura regolamentare:“Ministero Interno – Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”, inquadrante lo stemma dello Stato, con la disposizione e le dimensioni (formato grande e formato medio) risultanti dalla riproduzione fotografica, che si unisce (all. 2)
   Tale dicitura, che potrà essere realizzata a mano, – tenendo presente, in tal caso, che le lettere dovranno essere colore oro con i margini riempiti in colore rosso – o mediante l’applicazione delle apposite decalcomanie disponibili nei due formati (grande e medio) presso la Ditta Bergomi di Milano, dovrà figurare possibilmente sui portelli anteriori o sulle fiancate delle autovetture in genere e dei rimorchi.”

Le direttive della Circolare sono molto chiare, e come evidenziato anche dagli archivi presenti nei Comandi Provinciali, a verniciatura effettuata, gli automezzi venivano fotografati per fornire una prova al Ministero, che i lavori erano eseguiti a “regola d’arte”.
Quello che può sembrare un eccesso di burocrazia, deve essere letto nel particolare contesto storico, in cui si pone la creazione del Corpo Nazionale.

Dal 1935 con le prime leggi che istituiscono i Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco, bisogna aspettare il Regio Decreto Legge n.333 del 27 febbraio 1939 perché sia istituito ufficialmente il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, queste norme applicate nel 1938, rientrano nel concerto di disposizioni attuate per fornire e garantire un’identità unitaria, senso di appartenenza, oltre che riconoscibilità da parte dei cittadini del Regno.

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Fig.1 La decalcomania introdotta con la Circolare n.15 del 1938

Lo stemma così come rappresentato nella fig.1 è prodotto dalla S. A. Bergomi di Milano in formato decalcomania ad acqua. Si tratta di un supporto cartaceo composto da una sottile pellicola sulla quale viene stampata la grafica, il supporto una volta posto in acqua per reazione chimica fa sollevare la pellicola, che rimane in sospensione e può essere trasferita sul supporto finale, tramite scivolamento, una volta asciugati i residui d’acqua la grafica è trasferita permanentemente sul supporto finale, nel nostro caso, la fiancata degli automezzi.
Va sottolineato come la scelta delle lettere color oro bordate in rosso, risponda all’esigenza di far emergere la dicitura dal fondo grigioverde. Secondariamente, ma possiamo solo ipotizzarlo, il rosso è un rimando alla tradizione e alle colorazioni degli automezzi del periodo comunale.

Nel 1943 la caduta del fascismo e l’avvento della Repubblica Sociale Italiana (RSI), porta ad una prima sostanziale modifica della decalcomania. Il nuovo governo insediato nei pressi di Salò sul Lago di Garda aveva competenza sulle regioni del Centro-Nord a eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich.
Questo nuovo assetto governativo ha portato alla cancellazione dei simboli che riconducevano ai Savoia. Troviamo una testimonianza di questa direttiva nei documenti ufficiali dove i simboli di Stato sono cancellati tramite timbri o segnature a penna.
La stessa logica viene applicata anche ai Vigili del Fuoco che devono cancellare dalle fiancate l’emblema di Stato così come in fig.2.

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25 Aprile 1945 autocarro delle squadre Celeri requisito da un drappello di partigiani e VVF
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Fig. 2  La dicitura con l’eliminazione del simbolo di Stato nel periodo 1943-45

Il Dopoguerra rappresenta una sfida per i Vigili del Fuoco, il parco mezzi dei Comandi è ridotto in pessime condizioni. Molti automezzi sono rimasti danneggiati dalle incursioni e bombardamenti delle città, altrettanti sono stati requisiti nella ritirata delle truppe germaniche; non ultimo dal 1943 il Corpo è di fatto diviso in due Direzioni Generali, al Nord Italia sotto la RSI, al Sud sotto la supervisione dello Allied Military Governament (AMG).
Con il ritorno a Roma della riunificata Direzione Generale dei Servizi Antincendi, si apre il periodo di ricostruzione del Corpo.
Nei Comandi Provinciali accanto agli automezzi di produzione nazionale, ora trovano posto i veicoli di produzione anglo-americana ereditati dallo AMG; lentamente nelle officine i mezzi vengono riparati e allestiti per i servizi di soccorso.
In questa particolare fase, studiando le fotografie, possiamo ricostruire la situazione eterogenea, frutto dell’arte dell’arrangiarsi, che ha contraddistinto i primi anni del dopoguerra.
Non potendo ritornare nell’immediatezza al tradizionale rosso, come sancito dalla Circolare n.35 del 11 Marzo 1946, tra il 1945 e i primi anni ’50 i veicoli mantengono le precedenti livree in Grigio Topo o nei casi di provenienza anglo-americana in Olive Drab e raramente in marrone BS.987C, durante questo periodo convivono diverse applicazioni dell’emblema di Corpo. Principalmente si tratta di versioni a cui è stato asportato il simbolo di Stato Sabaudo.

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Consegna di nuove AutoLettighe su base Fiat 1100, anni ’50
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Fig.3 Decalcomania in uso dal 1945 al 1948

A seguito della commessa del Ministero per il nuovo gruppo di AutoPompe Serbatoio (APS) su base FIAT 640n e 666, viene finalmente reintrodotta la livrea rossa, insieme a questa, anche lo stemma da applicare alle fiancate è modificato, con la comparsa della fiamma stilizzata. La bordatura rossa delle lettere viene eliminata, in quanto l’applicazione su un fondo della stessa tonalità sarebbe stato inutile e ridondante.
Il passaggio dal Grigio Topo al Rosso Vigilfuoco, non è immediato, nei primi anni ’50 è ancora possibile veder sfilare le nuove APS al fianco di vecchi modelli in livrea bellica, così come dimostrato dalla foto seguente, che mostra una AutoScala FIAT del Comando di Genova ancora in livrea Grigio Topo, a cui è stata cancellata grossolanamente la vecchia decolmania per far posto a quella di più recente adozione. La foto è databile dopo il 1951 per la presenza degli elmi Violini, introdotti proprio in tale anno.

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Sfilata del 2 Giugno a Genova anni ’50
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Fig.4 Decalcomania in uso nel periodo di transizione dalla livrea Grigio Topo a Rosso Vigilfuoco. 1948-1951 circa

Con l’introduzione delle prime APS su base FIAT 640n nel 1948 viene applicata la nuova livrea in Rosso Vigilfuoco, e le nuove decalcomanie. Questa livrea rimane immutata fino al 1980, quando gradualmente vengono dismessi i vecchi stemmi per far posto alle bande bianca ad alta visibilità.

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APS FIAT 640n allestito dalla Bergomi del Distaccamento di Crema
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Fig. 5 Decalcomania in uso dal 1948 al 1980

L’utilizzo di questo tipo di grafica è caduta in disuso nei primi anni ’80; l’esponenziale aumento del traffico veicolare, per le vie cittadine, ha portato ad affrontare il problema della visibilità dei mezzi di soccorso, introducendo le bande bianche sulle fiancate dei mezzi per accentuarne la visibilità anche nelle ore notturne.
Ancora oggi questo tipo di stemma viene ricordato con nostalgia e orgoglio da parte dei pompieri a riposo. Segno che l’originaria idea di rafforzare lo spirito di corpo anche attraverso le insegne, era un idea valida e fondata.

 

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