Il crollo del ponte sull’Adda

“la furia dell’ Adda inghiotte il ponte malato tragedia evitata sulla Bergamo Piacenza i feriti sono gia’ stati dimessi dall’ ospedale la struttura in ferro e cemento si e’ spezzata risucchiando il mezzo con i giovani a bordo il provvidenziale intervento di un muratore

salvati 2 fratelli: ” un incubo, l’ asfalto ha ceduto e siamo finiti con il camion sott’ acqua ” a Bertonico 2 fratelli salvati dal crollo del ponte”

Così titolava il Corriere della Sera il 10 Novembre 1994, il giorno precedente alle 6,40 il ponte sull’Adda tra Montodine e Bertonico crolla per la furia delle acque. Le piogge dei giorni precedenti avevano dato origine ad una disastrosa alluvione e la piena del fiume ha avuto ragione della struttura costruita negli anni ’20.

Nel momento del crollo transita il furgoncino FIAT 242, di una coppia di fratello e sorella originari di Castelleone; il mezzo si trova proprio al centro del crollo e senza neanche accorgersi finiscono in acqua, il fratello è il primo ad uscire dal furgone che ha incominciato ad inabissarsi, e solo grazie al prodigo intervento di un muratore riesce ad estrarre la sorella sotto shock.

Sul posto giungono i Vigili del Fuoco di Crema, che però non possono fare altro che constatare le condizioni precarie della struttura che di li a pochi giorni sarà completamente abbattuta e rimpiazzata dai militari del Genio con un ponte Bailey.

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Giù nel profondo.

Era un Vigile del Fuoco il primo testimone di quell’orrore, appeso nell’imbracatura di corda è stato calato giù nel profondo della cavità carsica; al lume della torcia e con pietosa umanità cercava ciò che restava dei poveri compatrioti barbaramente assassinati.

A distanza di anni è difficile immaginare che tra i principali testimone del dramma della Foibe compaiono proprio i Vigili del Fuoco, siamo abituati a ragionare per associazioni di idee, se parliamo di un episodio di guerra, vengono subito alla mente solo i soldati, la dove avviene un eccidio vi sono solo cittadini inermi, una categorizzazione che spesso lascia ai margini le persone che hanno vissuto di riflesso l’evento, dei comprimari che però rappresentano una testimonianza a volte molto importante a inquadrare quanto avvenuto.

Quando si parla delle foibe si ricordano doverosamente le vittime, raramente si racconta di come si è arrivati a scoprire l’eccidio e ancora meno si parla delle persone che già durante la guerra avevano prestato la loro opera caritatevole per recuperare le spoglie delle vittime.
Il Maresciallo Arnaldo Harzarich del 41° Corpo VV.F. di Pola è uno dei principali protagonisti delle operazioni di recupero, e grazie ai suoi scritti e deposizioni ha permesso agli studiosi di rievocare quei terribili giorni.
Una premessa: dato che i recuperi delle salme avvennero nei giorni immediatamente successivi  all’armistizio del 8 Settembre 1943, si temeva che i partigiani di Tito potessero attaccare i pompieri impegnati nelle Foibe, fu così che il Prefetto di Pola aveva disposto una scorta armata, che a seconda della disponibilità era composta da militi del neo-costituito Esercito Nazionale Repubblicano oppure dalla Wehrmacht germanica. Questo particolare verrà utilizzato dopo la guerra per accusare il Maresciallo Harzarich di collusione con i fascisti, accusa volta a screditare la testimonianza sull’accaduto e avvalorare la tesi di partiti filo-sovietici di montatura da parte dei fascisti per plagiare l’opinione pubblica.

16 Ottobre 1943, una squadra di cinque vigili comandati dal Maresciallo Harzarich viene accompagnata dalla polizia in località Cregli di Barbana. Qui viene approntato un paranco che permette al Maresciallo di iniziare l’esplorazione della cavità. Con grande fatica e dispendio di materiali si riesce a giungere alla profondità di 190 metri, dove vengono rinvenuti i primi corpi straziati e resi irriconoscibili dalla caduta. Non è possibile il conteggio delle salme.
Bisogna provare ad immaginare cosa sia stato quel viaggio nelle profondità, con le corde in canapa cinte in vita e sotto le braccia, sospesi per diverse ore nel buio, con il fascio di luce della torcia a ispezionare uno spazio completamente sconosciuto.
Immaginate cosa vuol dire trovare un corpo esanime sfigurato in quelle condizioni, lo shock che può provocare anche alla persona più addestrata e abituata alla vista della morte.
Non sono i dati e le statistiche che devono fare impressione, ma quel singolo momento di umanità lacerata da tanto orrore, deve essere monito e imprimere in noi il ricordo che ciò è avvenuto e non deve essere dimenticato, ho peggio messo sul tavolo delle polemiche per dar ragione ad una o altra fazione politica.

Settanta anni dopo la fine del conflitto, mi sembra giusto rendere omaggio a quei giovani pompieri che con grande spirito di abnegazione si sono avvicendati nella triste opera di recupero per ritornare ai parenti delle vittime almeno le spoglie mortali dei loro cari ed ai più la speranza che nulla sarebbe rimasto intentato.

Per maggiori approfondimenti vi invitiamo a consultare il sito dell’amico Alessandro Mella:

 

www.storiavvf.it

Maresciallo Arnaldo Harzarich 41° Corpo VV.F. di Pola

Mario De Angelini e la calata nell’orrore

 

La prima autopompa

Chi durante la propria infanzia non ha giocato con la macchinina rossa dei pompieri? Noi non ne siamo mai usciti, per qualcuno è già un lavoro per altri continua ad essere una passione, ci siamo impegnati come gruppo storico a salvare e restaurare ogni oggetto caratteristico dei Vigili del Fuoco, ivi compresi i mezzi d’epoca.

Nel secondo dopoguerra, diversi fattori tra i quali il boom economico e le gravi calamità naturali hanno spinto i vertici del Corpo ad ammodernare il parco automezzi; dopo diverse ottime autopompe su carrozzeria Fiat 640/642 e OM Tigrotto/Leoncino, nei primi anni ’60 viene progettata e allestita una nuova autopompa su base meccanica OM 150. È l’inizio di una nuova era per i pompieri, il mezzo si rivela fin da subito un successo per la praticità e potenza, oltre ad essere un gioiello della tecnica, nella carrozzeria trovavano posto la maggior parte delle attrezzature per il soccorso d’urgeAPS-150-anza e l’estinzione degli incendi tra cui un serbatoio da 3000 litri. In passato non era possibile unire tutte queste caratteristiche su di un solo mezzo.
Il distaccamento di Crema era tra quelli equipaggiati con questa macchina, sia nella versione autopompa che in versione autobotte, e non mancano oggi pompieri in pensione che ne esaltano le doti di affidabilità.
Dall’introduzione della APS 150 sono passati dieci anni, la neonata IVECO, frutto della fusione di FIAT e OM mette a disposizione del Corpo un nuovo mezzo: si tratta della APS 160, evoluzione tecnica del precedente mezzo destinato a soppiantarlo nelle caserme e nei cuori dei pompieri.
La base è l’ottimo autocarro OM 160 UA, tra le novità del mezzo vi è la guida a sinistra oltre che alla motorizzazione più potente e affidabile. L’allestimento è della ditta bresciana BARIBBI,  noto marchio che collaborerà con la IVECO e i Vigili del Fuoco fino al fallimento avvenuto negli anni ’90.aps160nuova

I primi mezzi sono inviati ai Comandi delle grandi città, nella classica livrea completamente rosso fuoco, è il 1978 quando uno di questi targato VF 11636 arriva a Milano.
Nel corso dei suoi anni di servizio vede diversi distaccamenti passando a quello di Lodi fino ad arrivare al distaccamento di volontari di Casalpusterlengo.
Dopo 35 anni di onorato servizio, il mezzo viene messo in demolizione, una pratica che per gli addetti al settore indica semplicemente l’accantonamento in un piazzale e li dimenticato fino alla rottamazione.
In realtà la vera storia parte da qui, si perché una sera d’estate complice una birra in compagnia ed un caro amico in servizio al comando di Lodi, di fronte alla mia intenzione o meglio sogno di restaurare un mezzo d’epoca mi lancia la provocazione:< ma un bel 160 da mettere apposto non ti piacerebbe, al comando stiamo cercando di darne via uno…>.
Dopo la classica risposta del non prender in giro, il viso dell’amico si fa serio e conferma ciò che ha appena detto, seguono attimi di riflessione, si parla in effetti di prendere un bestione di 6 metri di lunghezza e tanti quintali e portarlo in un luogo dove operare il restauro.
Dopo un giro di telefonate abbiamo il posto al coperto, ora non resta che andare a vedere il mezzo e informarsi sul passaggio di proprietà dall’amministrazione al gruppo. Al Comando di Lodi troviamo immediatamente l’appoggio della locale sezione dell’Associazione Nazionale VVF, e grazie al loro contributo, che dal foglio matricolare possiamo fare la scoperta che in effetti il mezzo che stiamo acquisendo è parte dei primi lotti, la 1^ Serie di OM160 consegnati al Corpo.
Le APS 160 sono certamente significative per i pompieri, dopo il 150 sono state il cavallo di battaglia del Corpo, negli anni ’80 erano le prime macchine a vestire i nuovi colori caratterizzati dalla fascia bianca e scritte nere, sono state protagoniste anche del film comico “I Pompieri”, nell’immaginario collettivo l’idea di autopompa è legata alla sua silhouette, molti esemplari sono sopravvissuti e grazie ai restyling sono ancora presenti nei distaccamenti volontari. Insomma non sarà certo uno dei mezzi d’epoca più rari o affascinanti, ma rimane un pezzo di storia dei pompieri, noi umilmente lo abbiamo salvato e speriamo presto di pubblicare un’articolo sul suo restauro.

Come trovare un tesoro.

Può sembrare banale, ma una domanda che mi sono sentito rivolgere più volte è come abbiamo fatto a trovare gli oggetti che collezioniamo. Non è raro entrare in un museo e chiedersi come gli oggetti sono stati trovati e poi esposti, insomma si ritorna alla primitiva domanda; come si trova un tesoro.
Si perché di tesoro si tratta tutto ciò a cui sappiamo dare oltre che ad un valore venale anche un valore sentimentale, ogni singolo pezzo ha una storia dietro su come è stato trovato e restaurato. Mi piacerebbe oggi condividere con voi alcune considerazioni su come si diventa collezionista e come pian piano da un insieme di collezioni può nascere un museo.

Per alcuni tutto è cominciato fin da piccoli, nel mio caso quando da bambino sono stato portato nella caserma dei pompieri di Crema, e in quell’occasione, credo che vedendo la gioia negli occhi di bambino, alcune persone che reputo speciali mi hanno voluto donare un cappello, un dono semplice, un loro oggetto di vita quotidiana. Ma la potenza dei quel gesto, la possibilità di portare a casa un pezzo di passione per quel mestiere, è qualcosa di tangibile, ogni volta che lo hai nelle mani puoi sentire la passione, le emozioni quando parli di come ti è stato donato, rivivi la gioia del momento e la soddisfazione di chi è riuscito a strapparti un sorriso.

Quando si pensa a tutti questi oggetti, molti regalati negli anni da tutte quelle persone che cercano di incentivare al passione, a tenere duro, trovo normale credere che la passione venga consolidata e si crei un bisogno di incrementarla, magari all’inizio cercando di alimentare il semplice desiderio di possedere questi oggetti, con il tempo e con la maturità capisci che ogni cosa ha una sua storia e rappresenta soprattutto un pezzo di Storia, insomma sono testimoni di un epoca, di vicende tragiche e gloriose. Ecco quindi che con questa consapevolezza il desiderio muta in volontà di salvare e tramandare questi oggetti ad altri, si comprende queste storie merita di essere raccontate e come abbiamo sperimentato servono anche a chi del mestiere ignora la storia del suo lavoro.

Non sempre gli oggetti cadono giù dal cielo, voglio dire sono solo frutti di donazione, in particolare quando si comincia a collezionare c’è un momento in cui scopri di non essere l’unico collezionista, e che esistono luoghi e momenti in cui ritrovarsi per acquistare e scambiare le proprie collezioni.
All’inizio si va nei mercatini dell’usato e antiquariato, è il primo passo, nel nostro caso non è raro trovare tra banchi di mobilio d’epoca anche un casco od un distintivo, probabilmente erano di un pensionato che li aveva tenuti come ricordo. Questi mercatini possono essere la manna del collezionista, dato che spaziano su un vasto genere di oggetti i prezzi degli oggetti che ci interessano possono essere bassi, perché il venditore ignora il valore reale, per lo stesso motivo potremmo anche trovare un umile elmo del XX secolo venduto per il più raro copricapo di qualche generale napoleonico, e vi garantisco che è successo.
Il limite di questi mercatini è che non c’è garanzia di trovare sempre ciò che cerchiamo, i pezzi rari appunto sono rari e difficilmente si trovano nei banchetti dietro casa, così il collezionista inizia a frequentare le fiere specializzate in Militaria, la branca del collezionismo che copre anche il campo pompieristico.

Le fiere di militaria sono un oceano di materiale che va scandagliato con attenzione, tra i banchi puoi trovare il classico elmo Mispa usato negli anni ’80, venduto a pochi euro e al banco successivo lo stesso elmo venduto a cento. Insomma la possibilità di acquistare pezzi rari va di pari passo alla possibilità di essere spennati come polli.
Ci vuole cautela, non basta solo la passione a questo punto diventa necessario incrementare le conoscenze storiche e tecniche del proprio campo, questo vuol dire in parole povere, tanto studio; si passa maggior tempo sui libri, bisogna visionare centinaia, migliaia di fotografie d’epoca, anche gli amici collezionisti con grande esperienza diventano punto di riferimento e di scambio di opinioni.

Il passo successivo, dopo aver preso atto che non bastano le fiere di militaria per riempire al collezione si passa ai social network, nel nostro caso Ebay e a volte anche lo stesso Facebook.
Su Ebay basta digitare “vigili del fuoco” o “pompieri” e automaticamente verremo reindirizzati a tutti quegli oggetti che ci possono interessare, troveremo anche qui i classici elmi Mispa, sempre onnipresenti e venduti a prezzi non proprio omogenei, tenete presente che il classico elmo anni ’80 ha un valore vicino ai 20/30 euro dato che è stato prodotto in un numero di esemplari molto alto è facile trovarlo. Ma siamo su Ebay che è come la fiera di militaria e quindi i prezzi sono fatti sia dai professionisti che dalle persone ignoranti del settore e non è raro trovarlo in vendita a 160 euro (!). La comodità delle aste su internet è la vetrina che offrono agli oggetti, è molto facile controllare se ci sono oggetti nuovi e magari trovare una perla del collezionismo sottovalutata e venduta per pochi spiccioli.
Un alternativa a Ebay sono i siti di soli annunci come Subito.it, il pregio è la possibilità di contattare direttamente il venditore e concordare il prezzo senza il rischio di doversi aggiudicare un oggetto dopo una guerra al rilancio.
Un ultimo caso è Facebook, nell’ultimo anno ho personalmente sperimentato i “gruppi mercatino” che seguono le stesse dinamiche dei siti come Subito.it, il contatto diretto spesso aiuta anche l’aggregazione tra collezionisti e appassionati, si creano nuove amicizie e come un cerchio spesso si passa dal comprare un oggetto da una persona e poi si finisce per scambiare e infine ricevere in dono altre cose, tutto grazie alla condivisione della passione.

Ci sono molti aspetti di questo mondo di cui si potrebbe parlare, è veramente vasto e variegato, almeno adesso sapete quali sono i motivi e come si creano le nostre amate “collezioni”.

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