L’effige sui fianchi

Nel precedente articolo Il colore dei pompieri, abbiamo parlato dell’evoluzione delle livree degli automezzi in dotazione tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’50. Abbiamo anche accennato al tipo di stemma che veniva applicato sulle fiancate dei veicoli.
Approfondiremo l’argomento, per comprendere come sia cambiato nei giorni della guerra e nel dopoguerra, con il ritorno della livrea rossa.

La Circolare n.15 del 25 Giugno 1938, che già conosciamo per l’introduzione della livrea Grigio Topo, elenca anche le caratteristiche che devono avere gli stemmi da applicare sulle fiancate: “…occorrerà, altresì, procedere all’applicazione sugli automezzi in genere della seguente dicitura regolamentare:“Ministero Interno – Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”, inquadrante lo stemma dello Stato, con la disposizione e le dimensioni (formato grande e formato medio) risultanti dalla riproduzione fotografica, che si unisce (all. 2)
   Tale dicitura, che potrà essere realizzata a mano, – tenendo presente, in tal caso, che le lettere dovranno essere colore oro con i margini riempiti in colore rosso – o mediante l’applicazione delle apposite decalcomanie disponibili nei due formati (grande e medio) presso la Ditta Bergomi di Milano, dovrà figurare possibilmente sui portelli anteriori o sulle fiancate delle autovetture in genere e dei rimorchi.”

Le direttive della Circolare sono molto chiare, e come evidenziato anche dagli archivi presenti nei Comandi Provinciali, a verniciatura effettuata, gli automezzi venivano fotografati per fornire una prova al Ministero, che i lavori erano eseguiti a “regola d’arte”.
Quello che può sembrare un eccesso di burocrazia, deve essere letto nel particolare contesto storico, in cui si pone la creazione del Corpo Nazionale.

Dal 1935 con le prime leggi che istituiscono i Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco, bisogna aspettare il Regio Decreto Legge n.333 del 27 febbraio 1939 perché sia istituito ufficialmente il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, queste norme applicate nel 1938, rientrano nel concerto di disposizioni attuate per fornire e garantire un’identità unitaria, senso di appartenenza, oltre che riconoscibilità da parte dei cittadini del Regno.

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Fig.1 La decalcomania introdotta con la Circolare n.15 del 1938

Lo stemma così come rappresentato nella fig.1 è prodotto dalla S. A. Bergomi di Milano in formato decalcomania ad acqua. Si tratta di un supporto cartaceo composto da una sottile pellicola sulla quale viene stampata la grafica, il supporto una volta posto in acqua per reazione chimica fa sollevare la pellicola, che rimane in sospensione e può essere trasferita sul supporto finale, tramite scivolamento, una volta asciugati i residui d’acqua la grafica è trasferita permanentemente sul supporto finale, nel nostro caso, la fiancata degli automezzi.
Va sottolineato come la scelta delle lettere color oro bordate in rosso, risponda all’esigenza di far emergere la dicitura dal fondo grigioverde. Secondariamente, ma possiamo solo ipotizzarlo, il rosso è un rimando alla tradizione e alle colorazioni degli automezzi del periodo comunale.

Nel 1943 la caduta del fascismo e l’avvento della Repubblica Sociale Italiana (RSI), porta ad una prima sostanziale modifica della decalcomania. Il nuovo governo insediato nei pressi di Salò sul Lago di Garda aveva competenza sulle regioni del Centro-Nord a eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich.
Questo nuovo assetto governativo ha portato alla cancellazione dei simboli che riconducevano ai Savoia. Troviamo una testimonianza di questa direttiva nei documenti ufficiali dove i simboli di Stato sono cancellati tramite timbri o segnature a penna.
La stessa logica viene applicata anche ai Vigili del Fuoco che devono cancellare dalle fiancate l’emblema di Stato così come in fig.2.

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25 Aprile 1945 autocarro delle squadre Celeri requisito da un drappello di partigiani e VVF
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Fig. 2  La dicitura con l’eliminazione del simbolo di Stato nel periodo 1943-45

Il Dopoguerra rappresenta una sfida per i Vigili del Fuoco, il parco mezzi dei Comandi è ridotto in pessime condizioni. Molti automezzi sono rimasti danneggiati dalle incursioni e bombardamenti delle città, altrettanti sono stati requisiti nella ritirata delle truppe germaniche; non ultimo dal 1943 il Corpo è di fatto diviso in due Direzioni Generali, al Nord Italia sotto la RSI, al Sud sotto la supervisione dello Allied Military Governament (AMG).
Con il ritorno a Roma della riunificata Direzione Generale dei Servizi Antincendi, si apre il periodo di ricostruzione del Corpo.
Nei Comandi Provinciali accanto agli automezzi di produzione nazionale, ora trovano posto i veicoli di produzione anglo-americana ereditati dallo AMG; lentamente nelle officine i mezzi vengono riparati e allestiti per i servizi di soccorso.
In questa particolare fase, studiando le fotografie, possiamo ricostruire la situazione eterogenea, frutto dell’arte dell’arrangiarsi, che ha contraddistinto i primi anni del dopoguerra.
Non potendo ritornare nell’immediatezza al tradizionale rosso, come sancito dalla Circolare n.35 del 11 Marzo 1946, tra il 1945 e i primi anni ’50 i veicoli mantengono le precedenti livree in Grigio Topo o nei casi di provenienza anglo-americana in Olive Drab e raramente in marrone BS.987C, durante questo periodo convivono diverse applicazioni dell’emblema di Corpo. Principalmente si tratta di versioni a cui è stato asportato il simbolo di Stato Sabaudo.

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Consegna di nuove AutoLettighe su base Fiat 1100, anni ’50
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Fig.3 Decalcomania in uso dal 1945 al 1948

A seguito della commessa del Ministero per il nuovo gruppo di AutoPompe Serbatoio (APS) su base FIAT 640n e 666, viene finalmente reintrodotta la livrea rossa, insieme a questa, anche lo stemma da applicare alle fiancate è modificato, con la comparsa della fiamma stilizzata. La bordatura rossa delle lettere viene eliminata, in quanto l’applicazione su un fondo della stessa tonalità sarebbe stato inutile e ridondante.
Il passaggio dal Grigio Topo al Rosso Vigilfuoco, non è immediato, nei primi anni ’50 è ancora possibile veder sfilare le nuove APS al fianco di vecchi modelli in livrea bellica, così come dimostrato dalla foto seguente, che mostra una AutoScala FIAT del Comando di Genova ancora in livrea Grigio Topo, a cui è stata cancellata grossolanamente la vecchia decolmania per far posto a quella di più recente adozione. La foto è databile dopo il 1951 per la presenza degli elmi Violini, introdotti proprio in tale anno.

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Sfilata del 2 Giugno a Genova anni ’50
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Fig.4 Decalcomania in uso nel periodo di transizione dalla livrea Grigio Topo a Rosso Vigilfuoco. 1948-1951 circa

Con l’introduzione delle prime APS su base FIAT 640n nel 1948 viene applicata la nuova livrea in Rosso Vigilfuoco, e le nuove decalcomanie. Questa livrea rimane immutata fino al 1980, quando gradualmente vengono dismessi i vecchi stemmi per far posto alle bande bianca ad alta visibilità.

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APS FIAT 640n allestito dalla Bergomi del Distaccamento di Crema
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Fig. 5 Decalcomania in uso dal 1948 al 1980

L’utilizzo di questo tipo di grafica è caduta in disuso nei primi anni ’80; l’esponenziale aumento del traffico veicolare, per le vie cittadine, ha portato ad affrontare il problema della visibilità dei mezzi di soccorso, introducendo le bande bianche sulle fiancate dei mezzi per accentuarne la visibilità anche nelle ore notturne.
Ancora oggi questo tipo di stemma viene ricordato con nostalgia e orgoglio da parte dei pompieri a riposo. Segno che l’originaria idea di rafforzare lo spirito di corpo anche attraverso le insegne, era un idea valida e fondata.

 

Terrae Motus

L’Italia e il Messico uniti dalla tragedia del terremoto

 

“Quando la terra trema, lascia in dote

qualche secondo di rumore e tanti anni di silenzio“

(Charles Kurault)

 

Un progetto fotografico di Marcello Ginelli

A cura di Elena Arzola

Con la collaborazione di Arianna Stringhi

A distanza di circa un anno e mezzo dal terribile sisma del 2016, la situazione attuale della città di Amatrice è quella di un triste cumulo di macerie. A Città del Messico, il terremoto ha devastato diversi quartieri e provocato centinaia di vittime.  Marcello Ginelli, testimone diretto di questi eventi, racconta per immagini la desolazione di Amatrice e il “suo” Messico, prima e durante il terremoto, con una ricca mostra fotografica i cui proventi saranno INTERAMENTE devoluti in beneficienza: in parte all’Associazione Fondo Semillas di Città del Messico, organizzazione no profit, http://www.semillas.org.mx e in parte, tramite l’Associazione Vigili del Fuoco in pensione di Rieti, alle famiglie di Amatrice individuate come più colpite dal sisma.

 

INFO:

Dal 28 gennaio al 18 febbraio 2018-01-22

Inaugurazione sabato  27.01.2018 ore 17.00

 

ORARI:

Dal lunedì al venerdì  – dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00

Sabato e domenica  – dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 15 alle 19.00

Ingresso donazione 2 euro.

 

CONTATTI/INFO

Tel. 391.3571568

Mail: salutamimarcello@gmail.com

Facebook: Marcello Ginelli

 

BIO:

Nato a Crema nel 1976, si accosta alla fotografia fin da piccolo, grazie al lavoro del padre, noto fotografo sportivo. Dopo la laurea in antropologia e diverse esperienze lavorative, capisce che la fotografia è per lui ben più di una semplice passione. Parte da Londra, dove tuttora risiede, per poi continuare il suo viaggio e il suo percorso professionale in giro per il mondo.

Il colore dei pompieri.

Ovunque nel mondo se vediamo un camion rosso, non possiamo fare altro che ricollegarlo ad un mezzo dei pompieri. Se ci soffermiamo un attimo a pensare, il collegamento rosso – pompieri è tanto logico quanto intuitivo.
La storia del colore dei pompieri è tutt’altro che scontata, per molti aspetti rimane, a livello storico, un dilemma riuscire a ricondurre le motivazioni che hanno portato alla scelta del famoso colore.
Nel mondo anglosassone sono differenti le versioni della storia: chi sostiene che i primi carretti ottocenteschi siano stati colorati con la vernice più appariscente, motivando la scelta per orgoglio delle prime compagnie di pompieri americani; altri che invece raccontano di come il colore fu scelto per una mera coincidenza: il fornitore locale non disponeva di altri colori all’infuori del rosso.

Mettendo da parte i racconti e i classici miti folkloristici, esiste almeno per quanto riguarda la storia del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco una copiosa documentazione, che rivela alcune sorprese e almeno per i non addetti ai lavori può rappresentare un eresia scoprire che i mezzi in passato erano verniciati di verde.

Prima dell’avvento dell’unificazione dei servizi antincendi, l’Italia era un coacervo di corpi comunali di pompieri volontari, poche grandi città potevano permettersi il lusso di un corpo di professionisti, stipendiati per essere in servizio H24.
Questa situazione unita alla povertà delle casse comunali nel primo dopoguerra aveva portato all’acquisto di mezzi di ogni genere e tipologia, spesso di seconda mano modificati artigianalmente.
Non c’è da stupirsi se un piccolo comune, come quello di Crema, nel corso dei tardi anni ’20 aveva cercato di dotarsi  della prima autopompa su base Fiat 15 Ter, prodotta un decennio prima e già ritenuta obsoleta.

Partiamo quindi da una considerazione di merito, per conoscere l’esatta colorazione di questi primi mezzi a motore, è necessario trovare la documentazione conservata dagli archivi comunali; sperando che tra le note di acquisto sia indicato un riferimento sul colore.
Fatta questa considerazione, bisogna prendere confidenza con un contesto storico, in cui i colori e pigmenti non seguivano un codice unificato a livello, anche solo nazionale, ma si basava meramente sui campioni prodotti dalle diverse ditte di vernici, solo l’esperienza dei tecnici permetteva la riproduzione fedele della vernice messa a campione.

Se con un certo grado di certezza possiamo dire che molti mezzi dell’epoca erano rossi, è per noi difficile stabilire quale tonalità o tipo di vernice veniva maggiormente impiegata.
Come dimostrano le foto d’epoca, il panorama è letteralmente variopinto, si passa dai FIAT 614 bianchi ai Fiat 503 rossi.

Questa situazione di disomogeneità è destinata a sparire, e sarà l’avvento del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco a sancirlo. A partire dalle prime bozze di legge del 1935 nel corso dei successivi anni, sotto la spinta del governo fascista, i vari corpi comunali convergono in una struttura centralizzata, che tra le altre cose curerà la standardizzazione dei mezzi e dei materiali.

Dopo un primo intervento per censire la consistenza degli automezzi sul suolo nazionale, il Ministero dell’Interno dirama la Circolare N.15 del 25 Giugno 1938 con oggetto: Nuovo colore di prescrizione per la verniciatura degli automezzi e degli attrezzi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

La natura di questa circolare deve essere spiegata dal contesto storico: la crescente tensione tra le nazioni europee sfocerà nella Crisi di Monaco, in Spagna da due anni si combatte una guerra civile; per tutti i governi è chiaro che un conflitto di grandi proporzioni è un evento vicino e probabile, e quindi si cerca di correre ai ripari.
Ogni singola scelta effettuata dai vertici del Corpo Nazionale, è direttamente collegata alle aspettative di guerra del paese, quindi logico supporre che dietro la colorazione “militare” dei mezzi antincendio, vi è la consapevolezza che tali mezzi dovranno operare in scenari di guerra, dove l’essere mimetici fa la differenza tra l’essere colpiti e il rimanere incolumi, e quindi tra l’essere efficienti o meno.

La circolare recita quanto segue:

     Questo Ministero è venuto nella determinazione di adottare, per la verniciatura degli automezzi e degli attrezzi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,- con esclusione, per ora, dei materiali in servizio promiscuo – il colore di cui all’unito campione, in sostituzione di quello “rosso” attualmente in uso.
    Pertanto i Comandi provinciali dei vigili del fuoco provvederanno ad effettuare la verniciatura in questione in modo da ottenere la omogeneità di tinta degli automezzi e degli attrezzi in dotazione.
    Ai fini, peraltro, di rendere più agevoli e spediti i preliminari per l’approvvigionamento delle vernici nonchè dei diluenti e dei mastici isolanti, occorrenti per i lavori di nuova verniciatura, questo Ministero ha richiesto alle seguenti Ditte specializzate, scelte tra le più note e le maggiormente idonee:

Industria vernici italiane (I.V.I.) Milano
Società An. Italiana “Duco” Milano
Industrie Riunite vernici smalti “Arson Sisi” Milano

informazioni sui prodotti di rispettiva fabbricazione.
     Nel prospetto che si unisce (alleg. I) sono, pertanto, riepilogate le vernici offerte corrispondenti per tonalità di colore al campione ufficiale, nonchè i prodotti accessori (mastici e diluenti), e i prezzi relativi, che, peraltro, rivestono carattere esclusivamente informativo e possono, di conseguenza, essere suscettibili di variazione.
    Si ritiene opportuno precisare che la segnalazione delle Ditte sopra indicate non vincola, ai fini dell’approvvigionamento, i Comandi dei Corpi provinciali, ai quali viene lasciata facoltà di presciegliere altri produttori purchè questi offrano garanzia di serietà tecnica e commerciale e si impegnino a fornire una vernice assolutamente identica, per tonalità di colore, a quella campionata.
    Con l’occasione, per opportuna conoscenza e norma, si comunica che sia le vernici alla nitrocellulosa sia quelle a base sintetica sono particolarmente indicate per le autobotti, carri attrezzi, vetture ad uso comando etc., mentre quelle a base grassa trovano migliore impiego nella verniciatura dei telai, delle ruote, delle parti in legno e in genere di tutte le parti sottostanti alle autovetture.
    Effettuata la verniciatura in questione, occorrerà, altresì, procedere all’applicazione sugli automezzi in genere della seguente dicitura regolamentare: “Ministero Interno – Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”, inquadrante lo stemma dello Stato, con la disposizione e le dimensioni (formato grande e formato medio) risultanti dalla riproduzione fotografica, che si unisce (all. 2)
   Tale dicitura, che potrà essere realizzata a mano, – tenendo presente, in tal caso, che le lettere dovranno essere colore oro con i margini riempiti in colore rosso – o mediante l’applicazione delle apposite decalcomanie disponibili nei due formati (grande e medio) presso la Ditta Bergomi di Milano, dovrà figurare possibilmente sui portelli anteriori o sulle fiancate delle autovetture in genere e dei rimorchi.
   Tuttavia, ove mai i Corpi si trovassero di fronte a difficoltà di tracciamento, sarà opportuno darne specifica segnalazione a questo Ministero per le conseguenti definitive decisioni.

Nelle note della circolare si legge scritto a mano: grigio Arson-Sisi 8696 – Milano Via Lorenteggio 33, dall’esame di alcuni documenti relativi alla verniciatura dei mezzi conseguenti alla circolare il colore è anche chiamato: grigio topo.
Si può quindiricostruire l’esatta modalità con cui i mezzi hanno cambiato colore, il Ministero diramata la comunicazione ha poi continuato a richiamare i vari Comandi provinciali perché venissero effettuati i lavori nel minor tempo possibile.
Un aspetto non da conto, è che ogni Comando doveva provvedere con le sue casse all’acquisto del materiale occorrente e poi erano gli stessi vigili in servizio che dovevano effettuare la verniciatura.
Trattandosi di un’operazione gestita in parziale autonomia, il Ministero viene chiamato più volte in causa per chiarire ai Comandi come doveva essere fatta la verniciatura, chiedendo sempre conferma dei lavori effettuati. Per questo motivo salvo diversa prova documentale, si è propensi a pensare che tutto il parco mezzi VVF è stato totalmente riconvertito al colore grigio topo.

Nell’immagine sottostante abbiamo ricostruito, ricolorando il negativo in bianco e nero, l’aspetto che aveva il Fiat 626 APS in dotazione al Comando di Cremona, così come si presentava nel 1939.
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In relazione alla diffusione della nuova verniciatura è d’obbligo una precisazione, in quanto è stata proposta in passato una tesi secondo cui, non tutti i Comandi avevano ottemperato alla direttiva, lasciando le autopompe rossemotivandone la scelta come un moto d’orgoglio dei pompieri, nonché un modo per contestare i vertici e il regime fascista.
Dal punto di vista documentale, non avendo rinvenuto prove di quanto asserito, questa tesi è da ritenersi improbabile oltre che illogica, e per non sembrare arbitrari, ricordiamo che la circolare è stata emessa in un periodo di pace, dove eventuali contestazioni o mancanze da parte del personale potevano essere facilmente perseguite e documentate.

A supporto della nostra conclusione, presentiamo un ulteriore documento; finita la Seconda Guerra Mondiale, con il ritorno alla normalità i pompieri erano ridotti a mal partito, gli anni di guerra avevano danneggiato le caserme e molti mezzi erano ormai al limite della vita operativa o erano andati persi sotto i bombardamenti.
In questo clima, molti Comandi provinciali avevano domandato al Ministero indicazioni su come gestire la crisi.
Dove fu possibile, venivano re-impiegati i mezzi lasciati dal Governo Alleato, si trattava di autocarri militari, ai quali venivano applicate alle fiancate le scale italiane e a ganci, mentre sui pianali trovavano posto i vigili e le restanti attrezzature. In pochi casi vennero applicate ai motori le pompe che prima erano montate sugli automezzi nostrani.
Questi mezzi ovviamente si presentavano con la verniciatura originale in Olive Drab se americani, o raramente nel marrone BS.987C se di derivazione britannica.
Per questo motivo, i pompieri si domandavano cosa fare per riguadagnare la propria identità.

Sarà la Circolare N°35 del 11 Marzo 1946, a chiarire la questione con oggetto: Verniciatura Automezzi.-

Nel corso della seduta del Consiglio Tecnico Consultivo del 18 Gennaio 1946, si è discusso fra l’altro il problema della tinta degli automezzi del Corpo, se dovesse cioè permanere del colore attuale oppure tornare al vecchio colore rosso.
     La quasi totalità dei presenti si è dichiarata favorevole a quest’ultima soluzione le cui ragioni tecniche e psicologiche non possono sfuggire ne mancare di riscuotere ampio consenso nel personale del Corpo.
     Tuttavia questo Ministero ha esaminato la soluzione del problema dal punto di vista pratico, addivenendo alla conclusione che la sostituzione simultanea della colorazione degli automezzi importerebbe una spesa notevolmente alta e tale da non essere sopportabile in momenti economicamente difficili.
     Pertanto, questo Ministero, al fine di non rimandare la soluzione a data imprecisata, e accedendo al criterio della gradualità, trasmette le seguenti disposizioni, alle quali si prega di attenersi:

1°) – il tono ed il tipo del rosso da usare per la verniciatura di tutti gli automezzi dei Corpi vigili del fuoco, verrà segnalato da questo Ministero, che ha all’uopo già interrogato alcune fra le principali ditte d’Italia.
      Si procederà altresì alla verniciatura in rosso di un’autopompa attualmente in costruzione, che dovrà costituire la prova per il campione di vernice e per il tono della tinta.
2°) – Nessun automezzo dev’essere verniciato senza che se ne presenti l’inderogabile necessità.
     In altri termini la nuova tinta dev’essere usata soltanto nel caso in cui l’automezzo, per evidenti ragioni di manutenzione o riparazioni, debba essere verniciato. In ogni caso la verniciatura, per ragioni di economia dev’essere eseguita presso l’officina del Corpo interessato o del Corpo più vicino che sia in grado di effettuarla.
3°) – La verniciatura di qualsiasi automezzo dovrà aver luogo solo dietro autorizzazione di questo Ministero, autorizzazione che verrà concessa soltanto a seguito di richiesta circostanziata e giustificata dell’inderogabile necessità.

La Direzione Generale dei Servizi Antincendi in questo modo, salva capra e cavoli, in un periodo di crisi e incertezza propone di tornare al vecchio e amato “rosso”, nel mentre però dovrà convivere con il grigio topo della guerra.
Non a caso in un intervista al figlio di un vigile del fuoco di Crema, si è scoperto che l’autopompa nell’immagine che vi abbiamo proposto ha finito la sua vita operativa nel distaccamento cittadino, e che ancora negli anni ’50 presentava la colorazione “militare”.

 

Federico Corradini

 

 

 

L’eco della sirena

C’è stato un tempo in cui pompieri non erano allertati per l’emergenze da una telefonata; in quei tempi, i pompieri non erano nemmeno presenti in pianta stabile nella caserma.

Stiamo parlando degli anni ’20 e ’30 del XX° secolo e a Crema, come in tante piccole cittadine italiane, i servizi antincendio erano un affare comunale.
Per fortuna che l’amministrazione locale del tempo era particolarmente lungimirante, ed aveva costituito un Consorzio Pompieristico, formato dai principali comuni del Cremasco.
I pompieri Cremaschi erano artigiani ed operai che in caso di chiamata dovevano lasciare il posto di lavoro e correre presso il Comune dove era custodito un vecchio Fiat 15 Ter riadattato ad autocarro antincendio con annessa autopompa.
Ma come avveniva la chiamata? Un tempo erano le campane suonate a martello, con l’avvento dello modernizzazione il compito era stato affidato ad una sirena meccanica posta sulla cima del Comune.

Il suono cupo della sirena però diventerà presto famoso non per la chiamata dei pompieri; perché in pochi anni lo scenario internazionale cambia e, con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 le sirene dei Comuni sono convertite ad allarme contro le incursioni aeree, e gestite dall’UNPA1433701150_pagina-1-590x811.

Come si vede nella cartolina che apre questo articolo, la sirena con il suo tipico cono di copertura, era posta sul tetto della Torre Pretoria.
Nel corso del Secondo Conflitto Mondiale suonerà diverse volte per allertare i cremaschi a correre nei rifugi, salvando diverse vite.

La sirena verrà poi ritirata dalla sua locazione originale e ad oggi è un mistero la sua fine, qualcuno sostiene che giace abbandonata nelle cantine del comune, altri hanno sostenuto che invece era addirittura posta nel campanile del Duomo, di sicuro al momento oltre la cartolina presentata e qualche notizia scarna, non abbiamo molto su cui ragionare.
Speriamo con questo breve articolo di stuzzicare la curiosità, e magari di iniziare una nuova ricerca negli archivi comunali; per far luce su questo pezzo di storia locale, la speranza, anzi un piccolo sogno sarebbe quello di ritrovarla ancora integra per poterla restaurare e metterla in mostra a tutta la cittadinanza come testimonianza di un epoca passata.

Vedremo se qualcuno coglierà il nostro spunto e vorrà aiutarci.

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